La storia

Le prime notizie su Spelonga (secondo quanto riportato da Gabriele Rosa, storico ascolano dell’ottocento) risalgono al periodo dell’invasione dei longobardi, cioè quando il duca di Spoleto Faroaldo nel 578, conquista il piceno: “… espugnato Fermo i Longobardi si accostarono ad Ascoli… la popolazione di questa e dei dintorni fuggì ai monti e riparò nei siti di …Spelonga etc. (concorda con ciò la spiegazione dell’origine del toponimo aspis, scudo, riparo in genere).
Sempre secondo il Rosa dal 580 al 930, cioè per 350 anni, il Piceno è teatro di continue scorribande che determinano una condizione (contesto) poco adatta allo sviluppo di arti e mestieri tanto che Ascoli rimane senza una guida; “nelle tregue i rifuggiti (..) a Spelonga e simili scendevano con le capre e colle pecore a pascere sino nell’avita città”.

Il vescovo di Ascoli, Bernardo II ottiene una bolla, da papa Leone IX datata 1° luglio 1052, (conservata nell’archivio della cattedrale di Ascoli Piceno) con la quale ha il dominio su diversi territori fra i quali il “castrum de Spelonca cum ipsa curte de Valeriano”.
Nello statuto comunale di Arquata del 1570 compare Spelonga con le sue due chiese, Sant’Agata e Santa Maria de Spelonca.

Il 27 gennaio 1569 viene istituita la “prefettura della montagna” con capoluogo Norcia, una magistratura voluta da Pio V per il controllo territoriale dell’area montana; nel 1583 ne viene ampliata la giurisdizione, comprendendovi anche Arquata e quindi Spelonga; una testimonianza di queste relazioni con Norcia è rappresentata dalla firma di Grifoni Ranieri da Norcia graffita il 4 settembre 1598 su di un affresco della chiesa di Santa Maria di Collepiccioni (ora esposto nella chiesa di Sant’Agata).

Nel 1816, dopo la restaurazione dello Stato Pontificio, Pio VII riorganizza il territorio della chiesa in 17 Delegazioni: Arquata e di conseguenza anche il paese di Spelonga, passa così dalla Prefettura della Montagna Di Norcia alla Delegazione di Ascoli con il rango di capoluogo di Governo.

La chiesa di S. Maria in Colle piccioni

Era ubicata in località Colle piccioni, sede in precedenza di culti naturalistici. Fu costruita in data anteriore al secolo XV, perchè la struttura non solo portava gli affreschi di Panfilo da Spoleto (1482), ma aveva una copertura alla bizantina, sopra il presbiterio: i pennacchi, che formavano un elemento di un sottotetto posticcio
Il Vescovo Mons. D’Aragona nel resoconto della Sacra visita pastorale del 1580 afferma: “et non parva devotio huius villae (Seluncae) in hac ecclesia”.

Spelonga contava allora 70 “fuochi”, cioè famiglie.
Le misure della chiesa erano: passi tre per dieci, si trattava quindi di un lungo rettangolo.
Sulle pareti tutte pitture, in genere figure votive al naturale come costumava fare Panilo o poco più piccole.
La citata Visita annota un particolare inconsueto. Il Visitatore ordinò: “calce dealbetur pictura cum sint in inferno depicti Pap, cardinales et religiosi, quae revera sapit luteranismum”!

La chiesa fu demolita nel 1933 e gli altari e gli affreschi portati nella attuale chiesa di S. Agata.

Autore: Dario Nanni