Il Paese

Affacciata sulla valle del Tronto, di fronte al monte Vettore (2478m), cima più elevata della catena dei Sibillini (Appennino Centrale), sorge Spelonga, a circa 950m di altitudine proprio sul versante nord dei Monti della Laga.
Appartenente al territorio comunale di “Arquata del Tronto che confina a sud con l’Abruzzo ad ovest con il Lazio, e a nord con l’Umbria, questo paese ricade all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Più a valle la strada consolare Salaria costeggia il fiume Tronto via di comunicazione che la collega a Roma.

Per spiegare l’origine del toponimo “Spelonga”, secondo l’Amadio, occorre rifarsi al termine “Aspelonga” (cioè il nome attuale preceduto dalla lettera “A”, come si ritrova in diversi documenti); si tratta di un nome composto da aspe, vocabolo tedesco che indica una varietà del pioppo; Aspelonga in questo caso, avrebbe avuto il nome da un pioppo lungo cioè alto.
Ma da aspe sarebbe venuto anche il greco aspis, “scudo” (fatto con il legno di pioppo) quindi riparo, protezione in genere, luogo ove si trova rifugio e perciò “Aspelonga poteva essere così denominata in quanto che il recinto a riparo aveva forma allungata, dilungandosi il paese trasversalmente sul fianco dell’altura”.
Un’altra interpretazione (Celani) indica per questo toponimo la derivazione dal termine spelonca grotta, cavità naturale, così come anche Arquata, luogo arcuato.

Nel 1580 il paese contava complessivamente, secondo i dati della visita del vescovo di Ascoli Nicolò II Aragona, settanta fuochi, cioè da tre a quattrocento abitanti, saliti a 930 nel censimento 1921 e rimasti, attualmente circa 350.

Il nucleo storico composto, da case in blocchi di pietra arenaria, ben lavorati e accuratamente giustapposti spesso senza malta, deve la sua conservazione fino ai giorni nostri, all’abilità di mastri muratori esperti in raffinate tecniche costruttive: queste costruzioni, infatti, sono attribuite alle maestranze Lombarde, la cui diffusione nell’ascolano è documentata a partire dal secondo decennio del 1400.
Tali “maestri vaganti” provenienti per lo più dall’Italia centro-settentrionale padroni dell’arte della lavorazione della pietra, introducono tecniche costruttive che determineranno un periodo d’intensa fioritura di manufatti di pregevole qualità architettonica.
Si ipotizza che il paese sia originariamente nato dal nucleo “Colle Piccioni” a monte del quale si sono in seguito affiancati altri tre nuclei contigui uno all’altro: Colle Vendette ,Villa Sant’Agata, Colle Conino.

La “Mappa Spelonca” del Catasto Pontificio detto Gregoriano del 1820, indica con molta evidenza, nella planimetria dell’abitato, la presenza dei quattro distinti nuclei formando un insediamento frammentato costituito da gruppi di abitazioni vicini ma tra loro separati.

Il primo di questi, Colle Piccioni (“Li Calipicciù”), sorge intorno alla chiesa di Santa Maria, demolita nel 1935, la prima costruzione che s’incontrava sulla destra entrando in paese; all’interno della chiesa vi erano numerosi affreschi del XV sec. alcuni dei quali, prima della sua demolizione furono staccati e conservati nell’altra chiesa, quella di Sant’Agata.

Segue Colle Vendette (“Li Calevennette”) sito ai piedi del piccolo altopiano della “Cività”; qui la casa Fabriziani (XVII sec.) conserva ancora i caratteri architettonici originari: la doppia scala in facciata è sormontata dal “bufirie” ( vocabolo dialettale), ballatoio formato da un balcone, realizzato in legno di castagno coperto dal prolungamento della falda del tetto e sorretto da due o più pilastri in pietra; Il “Bufirie” potrebbe rappresentare l’unico componente originario delle abitazioni in legno più antiche, anteriori al XV sec., mantenuto nelle costruzione di pietra.

Anche nel nucleo di Colle Conino (“Li Cacunì”) troviamo diversi esempi di manufatti dell’epoca, come la casa Mancini (1516) anch’essa con “bufirie” all’ultimo piano e un archivolto sopra la pubblica via; la facciata è decorata da un affresco, ora non più leggibile, che raffigurava la Madonna della Salute.
Ritroviamo un analogo affresco in una nicchia sulla facciata della casa Masciarelli: una schiera di circa sei abitazioni realizzata nel corso del 1500 ove sono ancora visibili molti elementi originali come le incisioni degli architravi in pietra che riportano date, nomi, fregi associati ad immagini di animali e religiose; fra queste vi compare anche il nome di un committente, Antonio Mariano 1516 con accanto una pecora ed un angelo.

Nel quarto nucleo della planimetria, denominato secondo il catasto Gregoriano Spelonca, formato dagli insediamenti di Villa Sant’Agata e Sant’Emidio, vi è la chiesa parrocchiale di Sant’Agata che conserva affreschi e altri oggetti d’arte.
Vicino alla chiesa troviamo altri esempi di architetture cinquecentesche: la ex canonica conserva all’interno un pregevole camino con stemma della famiglia Pichini. Poco distante vi è un palazzetto cinquecentesco con caratteristiche architettoniche rilevanti: sulla facciata si evidenziano una bifora, una finestra a croce guelfa, una finestruola a tutto sesto con incisa la “rosa comacina” ed altri elementi decorativi sugli architravi.

Autore: Dario Nanni